Rapporto Aifa 2024: uso antibiotici ancora oltre media Ue

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha pubblicato il Rapporto nazionale 2024 sull’uso degli antibiotici in Italia. Il documento, curato sotto il coordinamento di Claudia Bernardini, Agnese Cangini, e Alessandro Petrella per Aifa, Roberto Da Cas per l’Istituto superiore di sanità, e Carlo Gagliotti per la Regione Emilia-Romagna, contiene l’analisi dei consumi e della spesa, con il confronto in Europa. Nel 2024, l’uso complessivo di antibiotici sistemici e non sistemici è stato di 49,1 Ddd ogni mille abitanti al giorno, per una spesa totale di 1.501,4 milioni di euro. Il consumo di antibiotici per uso sistemico, pari a 21,6 Ddd/1000 abitanti die, ha mostrato riduzione del 3,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, solo il 54,8% delle dosi totali appartiene al gruppo Access della classificazione Aware dell’Oms: si tratta di una percentuale inferiore sia al target del 60% raccomandato dall’Oms che all’obiettivo del 65% fissato da una Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea da raggiungere entro il 2030.
I consumi in ambito territoriale e ospedaliero
L’analisi dei dati ha rilevato difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi quantitativi e qualitativi stabiliti dal Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (Pncar) 2022-2025, prorogato al 2026. In ambito territoriale, la riduzione dei consumi registrata tra il 2019 e il 2024 è inferiore al 10% e non è accompagnata da un miglioramento della qualità delle prescrizioni, come dimostrato dall’aumento del rapporto tra consumo di molecole ad ampio spettro e quelle a spettro ristretto. In ambito ospedaliero, nessuno degli obiettivi del Pncar è stato raggiunto, ad eccezione di quello relativo alla riduzione dei fluorochinoloni. Preoccupante l’andamento dei carbapenemi, il cui consumo è aumentato di oltre il 50% nel periodo 2019-2024. Un indicatore composito che valuta consumo e appropriatezza nelle diverse fasce di popolazione ha mostrato come le Regioni del Centro-Sud presentino generalmente una situazione più problematica rispetto a quelle del Nord.
Consumo territoriale resta elevato, con forte variabilità regionale
Circa il 90% del consumo di antibiotici a carico del Servizio Sanitario nazionale, pari a 15,1 Ddd/1000 abitanti die, viene erogato in regime di assistenza convenzionata. Quasi quattro cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione nel corso del 2024. Le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi sono la classe più utilizzata. Il trend temporale, dopo il calo registrato durante la pandemia, mostra un incremento nel 2022 e nel 2023, con una lieve riduzione solo nell’ultimo anno. Permane l’ampia variabilità geografica, con consumi più elevati al Sud (17,8 Ddd/1000 ab die) rispetto al Nord (12,6) e al Centro (16,5). L’analisi per età ha confermato la maggiore prevalenza d’uso nei primi quattro anni di vita e nella popolazione ultraottantacinquenne. Nella popolazione pediatrica, il 42,4% dei bambini fino a 13 anni ha ricevuto almeno una prescrizione. Sebbene si sia registrato un lieve miglioramento in alcuni indicatori di appropriatezza, come il rapporto tra amoxicillina e la sua associazione con acido clavulanico, gli obiettivi del Pncar per la fascia di popolazione rimangono distanti.
Criticità persistono in ospedale e nel confronto Europa
Nel setting ospedaliero, il consumo nazionale nel 2024 è stato di 83,5 Ddd ogni 100 giornate di degenza, in lieve calo rispetto al 2023 ma in aumento dell’8,2% rispetto al 2019. Le Regioni del Centro registrano i consumi più elevati. La proporzione di antibiotici ad ampio spettro o di ultima linea sul consumo totale ospedaliero si attesta al 50,9%, un valore ben superiore alla media europea del 39,6%. Il confronto a livello europeo colloca l’Italia al decimo posto per consumo territoriale e al settimo per consumo ospedaliero, con valori superiori alla media Ue in entrambi i setting. Il Paese è anche tra quelli con la percentuale più bassa di utilizzo di antibiotici del gruppo Access, sia in ambito territoriale (52,6%) che ospedaliero (38%), a fronte di medie europee rispettivamente del 62% e del 45,3%. Il Rapporto ha incluso l’analisi “One Health” con il confronto tra consumi in ambito umano e veterinario: nel 2024 siano state consumate complessivamente 1052 tonnellate di antibiotici: 578,4 in ambito umano e 473,7 in ambito veterinario.



