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Ruolo farmacisti nell’anemia, i contenuti della tavola rotonda della Fip

Il ruolo dei farmacisti nella gestione dell’anemia da carenza di ferro è stato oggetto di una tavola rotonda consultiva organizzata dall’International pharmaceutical federation (Fip), alla quale hanno partecipato farmacisti e rappresentanti del mondo farmaceutico e sanitario internazionale. I contenuti emersi sono stati riassunti nel report intitolato “The role of pharmacists in iron deficiency anaemia. Report from an international advisory roundtable, hosted by Fip”. L’anemia è una condizione che può essere prevenuta e, se accertata, adeguatamente trattata. Come sottolinea la Fip, i farmacisti hanno tutte le competenze necessarie per mettere in atto un efficiente sistema di prevenzione e cura della carenza di ferro, dagli screening sulla popolazione a rischio al consiglio sulla terapia o sulla necessità di consultare il medico, fino al monitoraggio dell’aderenza terapeutica. Le considerazioni emerse nella tavola rotonda della Fip hanno portato alla conclusione che «i farmacisti possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi nutrizionali globali dell’Oms relativi all’anemia. Come professionisti della salute accessibili, essi possono contribuire allo screening, alla diagnosi e al controllo dell’anemia, fornendo informazioni sanitarie affidabili sulla prevenzione e la gestione dell’anemia, in particolare l’anemia da carenza di ferro».

Più formazione e strumenti a disposizione dei farmacisti

La gestione dell’anemia a trecentosessanta gradi da parte dei farmacisti richiede interventi strutturali, che partono da una formazione specifica da inserire nei programmi di studi accademici e nella formazione professionale continua per portare i farmacisti a un livello di pratica avanzato. I partecipanti alla tavola rotonda della Fip hanno messo in evidenza la necessità di sviluppare linee guida o toolkit per farmacisti sull’anemia da carenza di ferro da inserire in un manuale educativo che supporti i professionisti della farmacia nello screening e nella consulenza ai pazienti. Le competenze che un farmacista dovrebbe acquisire devono includere: diagnosi dell’anemia e valutazione della gravità, farmaci adeguati con somministrazione corretta, comprese le informazioni sui preparati a base di ferro e loro biodisponibilità e farmacocinetica a supporto della scelta dell’integratore e della formulazione appropriata, effetti collaterali comuni di medicinali e integratori, linee guida dietetiche.

Gli aspetti normativi ed economici

Ogni nuovo servizio attivabile in farmacia si scontra in molti paesi con complicazioni normative ed economiche. E la gestione dell’anemia non fa eccezione. Come emerso dalla tavola rotonda della Fip, in diverse nazioni il farmacista non è riconosciuto come figura sanitaria autorizzata a effettuare screening o altre prestazioni preventive. Per i paesi che invece lo prevedono, servono fondi per finanziare l’acquisto delle dotazioni necessarie, come gli apparecchi per eseguire i test, e occorre stabilire un’adeguata remunerazione per la prestazione professionale dei farmacisti. Queste restano le principali barriere su cui lavorare per inserire in farmacia un servizio efficiente e utile per i pazienti.

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