L’intervento dei farmacisti nella transizione delle cure negli anziani

Lo studio esplorativo condotto da Yannick Villeneuve et al. e pubblicato lo scorso novembre su Research in social and administrative pharmacy si è posto l’obiettivo di indagare l’impatto dell’intervento della figura del farmacista nelle varie fasi della transizione delle cure negli anziani sul ricorso ai servizi di assistenza sanitaria.

La transizione di cure tra diversi ambienti assistenziali può portare ad errori di trascrizione, condizioni patologiche sottotrattate, prescrizioni di farmacoterapie senza adeguate indicazioni al paziente o al caregiver. La Società americana di geriatria ha definito la transizione delle cure come una serie di azioni volte a garantire il coordinamento e la continuità dell’assistenza sanitaria nel trasferimento del paziente da una struttura all’altra o tra diversi livelli di assistenza all’interno dello stesso ambiente di cura.

Fornire informazioni sui farmaci a pazienti, assistenti e altri professionisti sanitari assicura la continuità delle cure nello spostamento dall’ambiente ospedaliero a quello domiciliare o ad altro ambiente di assistenza, come le case di riposo.

La mancanza di informazioni in merito agli interventi guidati da farmacisti nelle varie fasi della transizione delle cure nei pazienti anziani ha portato il team di ricercatori canadesi ad eseguire questa revisione, con cui sono stati analizzati gli studi che esaminavano l’impatto degli interventi portati avanti dai farmacisti sul ricorso all’assistenza sanitaria da parte dei pazienti di età pari o superiore a 65 anni ricoverati in reparti di medicina generale e rientrati al proprio domicilio.

Nell’analisi esplorativa sono stati considerati gli studi controllati randomizzati e gli studi controllati scritti in francese o in inglese pubblicati tra il 1990 e il febbraio 2019, con un aggiornamento nel mese di agosto dello stesso anno.

La ricerca è stata condotta sulle piattaforme di Medline Pubmed e Ovid.

Sono stati presi in esame gli interventi sia dei farmacisti ospedalieri che dei farmacisti di comunità e sono stati esclusi gli studi che includevano per la maggior parte pazienti di case di riposo, dal momento che questa categoria è solitamente più fragile rispetto ai pazienti gestiti a casa.

Di 1527 pubblicazioni vagliate, 17 hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Gli interventi dei farmacisti diminuivano il ricorso a servizi di assistenza sanitaria, come ricoveri successivi al primo o visite domiciliari da parte del medico di medicina generale, in 11 di questi studi.

La letteratura ha permesso al gruppo di lavoro di costruire un modello farmaceutico basato su 8 interventi, che includevano per esempio la riconciliazione della terapia farmacologica in fase di ricovero, un piano di assistenza farmaceutica durante il follow-up, turnazioni nella cura del paziente da parte dei diversi operatori sanitari, programmi di educazione del paziente durante il soggiorno in ospedale e al momento della dimissione e la riconciliazione in fase di dimissione.

Aumentare il numero di interventi del farmacista, coinvolgerlo nei diversi momenti della transizione e condividere il piano di assistenza farmaceutica con gli operatori addetti all’assistenza ambulatoriale al momento delle dimissioni sono risultati essere punti chiave per ridurre un ulteriore ricorso alle cure dopo le dimissioni.

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