Il ruolo dei farmacisti nel ridurre gli eventi avversi da farmaci nelle Rsa

Garantire l’impiego in sicurezza dei medicinali è fondamentale in tutti i contesti clinici, incluse le Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), dove si trovano pazienti che assumono terapie multiple con farmaci non sempre maneggevoli. In questi ambienti il numero di eventi avversi da farmaci o Ades, dall’inglese Adverse drug events, è elevato non solo a causa delle politerapie, ma anche di prescrizioni talvolta inappropriate. Tra i pericoli associati all’impiego di medicinali, si ricordano cadute e conseguenti fratture e disabilità, declino funzionale, deterioramento cognitivo, reazioni avverse e interazioni farmaco-farmaco, depressione, incremento del rischio di infezioni, ospedalizzazioni e mortalità.

Nel marzo 2021 il British Journal of Clinical Pharmacology, rivista edita da Wiley-Blackwell per conto della British Pharmacological Society, ha pubblicato lo studio condotto dal gruppo di ricercatori guidato da Sheraz Ali, della Scuola di Farmacia e Farmacologia dell’Università della Tasmania. Attraverso una revisione sistematica, il team di ricerca si è posto l’obiettivo di indagare efficacia ed efficienza degli interventi diretti dai farmacisti ai fini di ridurre gli Ades nei soggetti anziani che vivono in Rsa.

Le ricerche sono state effettuate all’interno di quattro importanti database, consultando tutta la letteratura disponibile a riguardo e prendendo in considerazione gli studi sperimentali che impiegavano un gruppo di controllo e i disegni quasi-sperimentali condotti all’interno di Rsa. Sono stati passati in rassegna 3826 record, includendo 23 studi, 7 dei quali analizzavano gli interventi portati avanti dai farmacisti con un singolo componente, mentre i restanti 16 prevedevano un intervento multiforme. Il 96% degli studi era stato intrapreso tra il 2000 e il 2020 e la durata variava dai cinque mesi ai quattro anni.

L’intervento più frequente da parte dei farmacisti negli studi a singolo componente era la revisione delle terapie farmacologiche. Nell’ambito degli interventi che prevedevano più componenti, le azioni più comuni erano la revisione e riconciliazione delle farmacoterapie e l’offerta ai professionisti che facevano parte dello staff delle Rsa di programmi di formazione ed educazione sanitaria, che includevano sessioni di scambio di conoscenze, benefici e rischi dei farmaci antipsicotici, seminari, workshop, lezioni frontali e online.

Nel 56% degli studi non è stato rilevato alcun effetto a seguito dell’intervento dei farmacisti; il 43% delle analisi ha invece riportato riduzioni significative degli Ades dopo gli interventi portati avanti dai farmacisti, sia singoli che come parte di interventi multicomponenti. La maggior parte degli interventi si focalizzava sulla riduzione dell’incidenza delle cadute.

Dalla review di Ali et al. è emerso che gli interventi dei farmacisti abbiano il potenziale di diminuire la frequenza degli Ades negli anziani delle Rsa. La mancanza di un’associazione positiva tra gli interventi e gli Ades in parte degli studi considerati suggerisce la necessità di attività mirate e su misura. In particolare, gli interventi multicomponenti e che prevedevano un periodo di follow-up superiore a dodici mesi hanno avuto un maggiore successo nella prevenzione degli Ades, sottolineando l’importanza della natura e della durata degli interventi stessi. Infine, la collaborazione tra farmacisti e medici nelle Rsa è risultata cruciale per ottimizzare l’utilizzo dei farmaci e minimizzare gli eventi indesiderati ad essi correlati.

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