Biosimilari in crescita: consumi +7% nel 2025, quota al 54,5%

Nel 2025 i consumi di farmaci biosimilari in Italia hanno registrato un incremento del 7% rispetto all’anno precedente, portando la quota complessiva di terapie sul totale delle molecole biologiche con biosimilari in commercio al 54,5%, contro il 45,5% detenuto dai corrispondenti originatori. I dati, elaborati dal Centro Studi Egualia su informazioni Iqvia relative al periodo gennaio-dicembre 2025, evidenziano una contrazione speculare del 6,1% nelle vendite dei farmaci biologici originari. Le 21 molecole interessate dalla presenza di biosimilari sul mercato italiano comprendono adalimumab, bevacizumab, eculizumab, enoxaparina, epoetine, etanercept, filgrastim, follitropina alfa, infliximab, insulina glargine, insulina lispro, natalizumab, omalizumab, pegfilgrastim, ranibizumab, rituximab, somatropina, teriparatide, tocilizumab, trastuzumab e ustekinumab.
Nove molecole superano l’80% di penetrazione a volumi
L’analisi a volumi delle singole sostanze attive ha rivelato il sorpasso netto dei biosimilari sugli originatori per nove molecole, con quote superiori all’80% del consumo totale di ciascun principio attivo. Il primato spetta a bevacizumab, i cui biosimilari hanno assorbito il 99,61% del mercato a volumi, lasciando appena lo 0,39% al farmaco originatore. Seguono infliximab con il 99,05%, filgrastim al 97,37%, rituximab al 97,12% e adalimumab al 96,78%. Le epoetine raggiungono il 95,97%, mentre etanercept si attesta all’91,49%, pegfilgrastim all’86,87% e teriparatide all’85,11%. Sul versante dei valori monetari, infliximab biosimilare guida la classifica con il 97,26% del mercato della molecola, seguito da bevacizumab al 97,12%, epoetine all’89,42%, enoxaparina sodica all’85,94% e filgrastim all’82,64%. La crescita complessiva dei consumi a volume è stata trainata dall’ingresso di nuovi principi attivi con biosimilare, al netto dei quali il dato di incremento si attesta comunque al 7%.
Sei regioni guidano la classifica, Sardegna fanalino di coda
Il consumo di biosimilari presenta un andamento fortemente differenziato sul territorio nazionale. Sei regioni superano il 60% di penetrazione rispetto al totale delle molecole con biosimilare in commercio: Marche con il 69,7%, Liguria al 68,5%, Valle d’Aosta e Piemonte entrambe al 64,9%, Sicilia al 62,7%, Umbria al 61,6% e Veneto al 60,7%. All’estremo opposto si collocano Calabria (44,7%), Lombardia (39,9%) e Sardegna, che registra il dato più basso con il 33,3%. Quasi tutte le Regioni italiane hanno adottato delibere prescrittive che orientano la scelta verso il biologico a minor costo, con le sole eccezioni di Abruzzo ed Emilia Romagna.



