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Beta-bloccanti in gravidanza, secondo uno studio non ci sono rischi di malformazioni

Quali sono i possibili effetti collaterali legati all’assunzione di farmaci beta-bloccanti nel corso di una gravidanza? A rispondere alla domanda è uno studio che è stato pubblicato dalla rivista scientifica “Annals of Internal Medicine” il 16 ottobre 2018. All’interno del quale si sottolinea come tali medicinali rappresentino «una classe di anti-ipertensivi che sono utilizzati comunemente nelle donne incinte». Di qui la volontà di indagare sulla sicurezza dell’assunzione di tali farmaci, con particolare riferimento ad eventuali problemi che possono insorgere per il feto.
L’analisi, intitolata “β-Blocker Use in Pregnancy and the Risk for Congenital Malformations: An International Cohort Study”, è stata effettuata in cinque nazioni scandinave, oltreché negli Stati Uniti, su alcuni gruppi di pazienti in stato di gravidanza, tutte affette da ipertensione. In particolare, lo studio ha focalizzato la propria attenzione sulle esposizioni ai medicinali beta-bloccanti nel corso del primo trimestre di gestazione. L’obiettivo dei ricercatori – provenienti dall’Harvard Medical School di Boston e da università ed istituti di Danimarca, Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia – è stato in particolare quello di verificare se i trattamenti farmacologici siano stati alla base dell’insorgenza di malformazioni congenite, cardiache o del sistema nervoso centrale nei bambini. I risultati che sono stati registrati indicano che «sulle 3.577 donne che sono state osservate nelle cinque nazioni scandinave, e sulle 14.900 analizzate negli Stati Uniti, rispettivamente 682 (19,1%) e 1.668 (11,2%) sono risultate esposte a beta-bloccanti nei primi tre mesi di gravidanza. E i risultati in termini di sicurezza delle terapie sono stati confortanti. Secondo quanto spiegato nelle conclusioni dagli stessi autori dello studio, infatti, «i dati suggeriscono che l’uso di beta-bloccanti nel corso del primo trimestre di gestazione non è associato ad un significativo incremento del rischio di malformazioni, cardiache o di altre parti del corpo».

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