Antibiotico-resistenza, l’Efpia: «Servono leadership politica e collaborazione ampia»

La European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA) si è detta pronta a rispondere alle sollecitazioni della Commissione europea in materia di resistenza agli antibiotici. Ed in particolare a quando indicato dalla nuova presidente dell’organismo esecutivo dell’Ue, la tedesca Ursula Von der Leyen, che ha chiesto alla nuova commissaria alla Salute Stella Kyriakides di «focalizzare l’attenzione sulla totale implementazione del piano d’azione europeo “One Health” in materia di antibiotico-resistenza» e di «lavorare sul tema con i nostri partner internazionali».

Secondo l’EFPIA, «questo importante sforzo comune per fronteggiare una delle principali sfide del nostro tempo richiede collaborazione. Gli stakeholder del settore della salute stanno già lavorando insieme al fine di ridurre la residenza, diminuire i casi di infezioni e trovare risposte innovative alle malattie infettive». Secondo la federazione europea, l’antibiotico-resistenza «è responsabile di circa 33.000 morti all’anno soltanto all’interno dell’Unione europea. Dato che, a livello globale, cresce a circa 700.000. Si tratta di un costo umano devastante. Al quale si aggiunge un costo economico che rappresenta, allo stesso modo, una grande preoccupazione: le spese sanitarie e le perdite di produttività legate alla resistenza batterica agli antibiotici sono state valutate in un totale di 1,5 miliardi di euro all’anno».

È per tali ragioni che l’EPIA avverte: «L’inazione non è immaginabile». È per questa ragione che la stessa federazione ha lanciato, assieme ad altre 16 organizzazioni attive nei settori della salute umana e animale, «una discussione inter-istituzionale», al fine di invitare i parlamentari europei a creare un gruppo di lavoro ad hoc, che coinvolga anche la società civile. Il tutto sulla base del piano “One Health”, che l’EFPIA fa sapere di «sostenere totalmente». «Per affrontare il problema – conclude la federazione – è necessaria una forte leadership politica a livello europeo e di Paesi membri. Nonché una partnership tra industrie, pazienti, agricoltori, esperti di ambiente, professionisti della salute e ricercatori».

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