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Diabete e celiachia: in Gu il decreto per lo screening pediatrico

Il ministero della Salute ha adottato il decreto del 7 agosto 2026 con l’avvio del programma pluriennale di screening su base nazionale nella popolazione pediatrica per l’individuazione degli anticorpi del diabete di tipo 1 e della celiachia. Il provvedimento attua quanto previsto dalla legge 15 settembre 2023, n. 130, ed entrerà in vigore decorsi sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Il programma è coordinato dal ministero della Salute ma attuato operativamente dalle regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, per prevenire l’insorgenza di chetoacidosi nei soggetti affetti da diabete di tipo 1 e di consentire la diagnosi precoce della malattia celiaca. Lo screening si rivolge ai bambini della coorte di nascita compresa tra i 5 e i 6 anni di età, integrandosi con la chiamata vaccinale già prevista per quella fascia dal calendario vaccinale nazionale vigente.

Come funziona il percorso diagnostico e chi coinvolge sul territorio

Il percorso prevede il coinvolgimento di diverse strutture di riferimento individuate a livello regionale: i dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, incaricati della chiamata attiva e del coordinamento locale, i laboratori di riferimento per lo screening, che effettuano le analisi sui campioni di sangue capillare, e i centri clinici regionali, deputati alla conferma diagnostica e alla presa in carico dei bambini risultati positivi. Le regioni possono prevedere il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta nelle fasi di raccolta dei campioni e di gestione della relazione con le famiglie.

Quali anticorpi saranno misurati

Lo screening per il diabete di tipo 1 prevede la misurazione dei marker anticorpali anti-GAD65, anti-IA2 e anti-ZnT8, mentre per la celiachia sono analizzati i marker anti-transglutaminasi Iga e Igg, secondo quanto indicato nella tabella 1 allegata al decreto. L’adesione è su base volontaria, previa acquisizione del consenso informato di entrambi i genitori o di chi esercita la responsabilità genitoriale, e i dati vengono raccolti in forma pseudonimizzata su una piattaforma nazionale gestita dall’Istituto superiore di sanità per conto del ministero, con accesso ai dati in chiaro riservato esclusivamente al personale sanitario direttamente coinvolto nelle fasi diagnostiche e di cura.