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Omeopatia in calo nel primo semestre 2026

Il mercato italiano dei medicinali omeopatici ha chiuso il primo semestre del 2026 con una flessione a volume del 9,8 per cento. A segnalare il dato è Omeoimprese, l’associazione che riunisce i produttori e distributori del settore. Per l’organizzazione, l’arretramento non è riconducibile a una causa unica, ma nasce dalla sovrapposizione di due criticità differenti: una congiunturale, legata allo scenario economico e geopolitico internazionale, e una strutturale, connessa alle condizioni normative e regolatorie in cui il comparto opera in Italia.

Escalation dei costi produttivi e nodo delle indicazioni terapeutiche

Sul fronte produttivo, le tensioni geopolitiche e l’instabilità dei mercati internazionali hanno accentuato la vulnerabilità della filiera omeopatica, che utilizza materie prime di origine vegetale, minerale e animale. Le imprese associate hanno segnalato aumenti fino al 7 per cento per il packaging in plastica e del 3 per cento per il vetro, oltre a maggiorazioni per la logistica legate all’aumento dei carburanti. Per una delle aziende, i corrieri hanno introdotto un Contingency fuel adjustment del 3,8 per cento. I tempi di approvvigionamento si sono allungati: per l’alluminio le consegne sono passate da sei a nove settimane e gli orizzonti di programmazione richiesti dai fornitori si sono estesi da quattro-sei mesi a nove-dodici mesi, obbligando le imprese a rivedere la programmazione produttiva e le scorte.

Quadro normativo in Italia

Alla criticità contingente si affianca un problema strutturale legato al quadro normativo. In Italia nessun medicinale omeopatico autorizzato da Aifa dispone di indicazioni terapeutiche approvate, a differenza di Francia e Germania, dove strumenti specifici di valutazione hanno permesso ad alcune specialità di riportare ambiti di utilizzo e informazioni approvate per il paziente. La normativa italiana prevede la possibilità di definire un percorso autorizzativo che tenga conto delle caratteristiche della tradizione omeopatica, ma la possibilità non è stata resa operativa, limitando i margini informativi del settore e di professionisti e cittadini.

Calo in controtendenza con il resto del mercato

La flessione dell’omeopatia assume contorni ancora più netti se confrontata con il resto del mercato farmaceutico nel suo complesso. Stando ai dati Iqvia, nei primi mesi del 2026 il mercato retail della farmacia italiana è cresciuto a valore del 3,6 per cento e il Consumer Health è rimasto sostanzialmente stabile, mentre i volumi complessivi hanno registrato una contrazione molto più contenuta dell’1,5 per cento. Inoltre, il Rapporto Osmed 2025 pubblicato da Aifa nell’agosto 2026 ha indicato una spesa farmaceutica complessiva di 39,3 miliardi di euro, in aumento del 6 per cento rispetto al 2024.