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Paracetamolo in gravidanza, studio: nessun legame con autismo e Adhd

Una revisione sistematica e meta-analisi, pubblicata il 16 gennaio 2026 sulla rivista scientifica The Lancet obstetrics & gynaecology women’s health, ha concluso che il paracetamolo in gravidanza non è associato all’aumento clinicamente significativo del rischio di disturbi dello spettro autistico, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (Adhd), o disabilità intellettiva nella prole. Lo studio, coordinato dalla professoressa Asma Khalil del St George’s University Hospitals Nhs Foundation Trust di Londra, ha analizzato i dati di 43 studi, includendo nella meta-analisi 17 lavori che soddisfacevano criteri metodologici rigorosi. La ricerca è stata condotta dal team internazionale composto da Francesco D’Antonio dell’Università di Chieti, Maria Elena Flacco dell’Università di Ferrara, Lorenza Della Valle dell’Università di Liverpool, Smriti Prasad del St George’s, Lamberto Manzoli dell’Università di Bologna, e Athina Samara del Karolinska Institutet.

Metodologia rigorosa per ridurre i fattori confondenti

La ricerca ha selezionato studi di coorte che fornissero stime del rischio aggiustate per fattori confondenti, escludendo le analisi non controllate. Sono stati attenzionati gli studi che tenevano conto dei fattori familiari, genetici, e ambientali condivisi che avrebbero potuto distorcere i risultati. La qualità degli studi inclusi è stata valutata tramite lo strumento Quality in prognosis studies (Quips). Le analisi primarie hanno calcolato gli odds ratio per valutare l’associazione tra l’esposizione prenatale al paracetamolo e la successiva diagnosi di disturbi del neurosviluppo.

I risultati non mostrano associazioni significative

Esaminando gli studi analizzati, è emerso che l’esposizione al paracetamolo durante la gravidanza non è risultata associata al rischio di disturbi dello spettro autistico, con un odds ratio di 0.98. Mon sono emerse associazioni per l’Adhd (Or 0.95) o per la disabilità intellettiva (Or 0.93). L’assenza di associazione si è confermata anche considerando esclusivamente gli studi a basso rischio di bias secondo i criteri Quips, nonché tutte le ricerche con stime aggiustate e quelle con un follow-up superiore ai cinque anni. Gli autori hanno evidenzdiato che i piccoli aumenti di rischio occasionalmente segnalati in precedenti meta-analisi sono probabilmente attribuibili a fattori confondenti residui, come le condizioni materne sottostanti che hanno motivato l’assunzione del farmaco, piuttosto che a un effetto causale del paracetamolo stesso.

Conferma delle linee guida e implicazioni cliniche

I risultati hanno validato le raccomandazioni delle principali organizzazioni professionali e degli enti regolatori, tra cui l’American college of obstetricians and gynecologists, il Royal college of obstetricians and gynaecologists, e l’Agenzia europea per i medicinali, che continuano a indicare il paracetamolo come farmaco di prima scelta per la gestione del dolore e della febbre in gravidanza. Gli autori hanno concluso che evitare l’uso appropriato del paracetamolo sulla base di evidenze non conclusive potrebbe esporre la gestante e il feto ai rischi noti associati a febbre e dolore non trattati, con potenziali conseguenze negative sull’esito della gravidanza.